Perché tutto questo bisogno di salute mentale?

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Il bisogno di salute mentale emerge dalla complessità

Introduzione: il bisogno di salute mentale e sua cura può apparire incomprensibile. Abbiamo alcune ipotesi.

Di recente un amico che non vedevo da diverso tempo mi ha raccontato di avere sofferto di un Disturbo d’Ansia Generalizzato, superato grazie a un percorso intrapreso con un professionista della salute mentale.

Successivamente mi ha chiesto “come è possibile che i miei genitori non comprendessero minimamente ciò che stavo affrontando? Mi sembrava che nel loro mondo il mio bisogno di salute mentale non fosse proprio concepibile.”

Da questa sua domanda è nata una bella conversazione, sulla quale ho riflettuto molto nei mesi successivi.

Potremmo riformulare la questione chiedendoci: come mai oggi cresce sempre di più il bisogno dell’intervento professionisti della salute mentale?

Domanda sicuramente complicata, per la quale esistono decine di risposte corrette, in un modo multifattoriale di pensare che non rifugge la complessità. Quattro sono state le concause venute fuori in quella conversazione e che qui vi ripropongo, oltre ad una quinta “bonus”.

  1. La contraddittorietà dei valori nella società e negli individui
  2. La sovrastimolazione sensoriale e informativa;
  3. La maggiore complicazione dei cicli di vita;
  4. La precarietà sociale e lavorativa;

1 – La contraddittorietà dei valori nella società e negli individui

Questo punto mi è particolarmente caro, anche perché lo leggo usando categorie della filosofia classica tedesca, di Fichte ed Hegel soprattutto. In estrema sintesi (così pare che online si debba scrivere), questi filosofi ci insegnano che sul mondo si possono avere teorie radicalmente opposte e insieme entrambe corrette, scelte in base a fattori puramente soggettivi (Fichte). Hegel aggiunge che non sono solo le grandi teorie ad avere simili possibilità, ma in generale “le posizioni rispetto all’oggetto”, cioè i modi di considerare noi stessi, gli altri, il mondo. Questi modi di considerare non riguardano solo la conoscenza, ma anche la dimensione pratica e pragmatica.

Dove la faccenda si complica per noi, è che queste “posizioni rispetto all’oggetto” si sviluppano anche in rapporto circolare con l’ambiente che ci circonda. Una delle problematiche acuitesi nell’occidente del tardo Novecento e contemporaneo è proprio la compresenza di messaggi contraddittori che raggiungono gli stessi individui. Ciò sarebbe anche positivo, se si avessero gli strumenti per “digerire” questi messaggi, cosa che spesso non è. Allora lo stesso individuo è diviso in se stesso, contemporaneamente dilaniato da diversi atteggiamenti rivolti verso lo stesso oggetto e privo di un orientamento nel mondo.

2 – La sovrastimolazione sensoriale e informativa;

Una frase che si afferma sovente fra professionisti della salute mentale è quella per cui la stessa persona che in una grande metropoli diventa un grave schizofrenico e ha bisogno di un ricovero, in un paesino sarebbe soltanto una persona un po’ bizzarra.

Pensiamo a quanti di noi oggi come prima cosa la mattina guardano un display, quanto ci disturbano i rumori di sottofondo delle nostre città, i led nelle nostre case e i fari nelle strade, quando è stata l’ultima volta che abbiamo svolto una faccenda di casa senza essere distratti da una notifica.

Basti dire che la stimolazione dal punto di vista sensoriale che ci viene presentata è decisamente superiore rispetto a quella per cui il nostro sistema nervoso si è evoluto.

A questa sovrastimolazione sensoriale si aggiunge quella informativa, non solo il nostro sistema nervoso deve abituarsi a questa abbondanza di impulsi, deve anche interpretare e mettere ordine in una serie di notizie, spesso catastrofiche. Questo processo, che inizia con radio e televisioni, oggi ha proporzioni esponenzialmente maggiori. Ciò non riguarda solo le notizie sugli eventi terribili che avvengono vicini e lontani da noi: le imperdibili offerte dal 16 al 22 di novembre; la rivoluzionaria beauty routine; il vero significato dei miagolii del gatto; i 5 trucchi di psicologia che cambieranno la tua vita. Tutti stimoli informativi che devono essere valutati, anche solo per essere scartati come non interessanti.

3 – La maggiore complicazione dei cicli di vita;

Un altro discorso che si può integrare, di matrice completamente diversa, è quello che si fa nelle introduzioni dei corsi di psicologia e la salute

Se guardiamo l’epidemiologia delle cause di mortalità, con il progredire della scienza medica vediamo che si passa da una forte incidenza delle malattie infettive a malattie maggiormente legate allo stile di vita, come le malattie cardiovascolari e neoplastiche (tumorali). Il cambiamento delle condizioni economiche e materiali di vita ha un impatto fortissimo sulla nostra salute.

Dal punto di vista della salute mentale, valgono una serie di discorsi analoghi. Il minore impiego di energie mentali per difficoltà che la società avanzata ci risolve ci lascia maggiore spazio per problemi che prima non si presentavano. Ancora più rilevante, l’apertura di nuove possibilità pone il problema della scelta rispetto a queste. Consideriamo il ciclo di vita degli esseri umani. Se in società meno avanzate da un punto di vista tecnologico, si passa dalla infanzia alla età adulta ad una vecchiaia ai nostri occhi precoce, oggi abbiamo nuove fasi, l’adolescenza e la fase dei giovani adulti.

Cosa rende una persona un adulto? Il vivere da soli, l’indipendenza economica, il formare un nuovo nucleo familiare. Elementi che nelle società avanzate del ‘900 si acquisivano tendenzialmente contemporaneamente nella seconda parte dei vent’anni. Oggi queste tappe sono decisamente meno strutturate, cosa che ha aperto all’esistenza della categoria dei giovani adulti. Ancora nel passaggio dalla fase della maturità a quella della vecchiezza si aprono molteplici possibilità e la vecchiaia è una fase del ciclo di vita che si può dividere in sottofasi. La gestione di questi elementi da un punto di vista psichico è estremamente complicato, a volte si risolve spontaneamente, a volte crea dei conflitti e delle difficoltà che possono causare un vero e proprio disagio o disturbo.

4 – La precarietà sociale e lavorativa;

Altro elemento venuto fuori in quella bella conversazione è quello della precarietà, precarietà dei rapporti personali, delle posizioni lavorative. Questo punto è ampiamente noto e necessita di poco commento in questa sede.

Di pari passo negli ultimi decenni, abbiamo assistito a una continua precarizzazione del lavoro ed erosione di forme di vita comunitaria. Questi processi da un lato sono fonte di stress e dall’altro tolgono risorse molto importanti per far fronte ai momenti di difficoltà.

Quando si combinano questi quattro elementi, abbiamo chiaro davanti a noi il quadro che spesso rappresenta la vita di molte delle persone che ci circondano. Un supporto sociale meno forte, una minore sicurezza lavorativa, tappe di vita meno chiare e lineari, in un ambiente iperstimolante, con una pletora di informazioni difficilmente organizzabili. Tutto ciò, inoltre, in presenza di idee e valori contraddittori, che non aiutano a mettere ordine in questa estrema complessità.

Sembra l’inizio di un discorso di rigetto della modernità. Ricordiamoci però della domanda iniziale, che riguardava il ruolo dei professionisti della salute mentale. Tutti gli elementi citati – aggiungendo complessità alle nostre vite – possono essere fonte di sofferenza o di vere e proprie impossibilità ad andare avanti. Se gestiti mettendo insieme la natura profonda dell’individuo e il contesto in cui opera, invece, possono portarci a vite più ricche di quanto non fosse precedentemente immaginabile, con più possibilità per ognuno e più possibilità condivise da più persone, non limitate a pochi privilegiati.

I professionisti della salute mentale hanno allora anche questo compito: aiutare a gestire le crescenti complessità, favorire l’incontro tra un ambiente ricco e sfaccettato e individualità frutto di società liquide, ma insieme sicure nella loro unicità.

5 – La maggiore varietà degli interventi richiesti ai professionisti.

Un elemento “bonus” che voglio citare in chiusura – e che rispetto agli altri ha decisamente un sapore più dolce – è che sono anche cambiati i motivi per cui ci si rivolge ai professionisti della salute mentale.

In passato vi si faceva ricorso quasi esclusivamente quando emergeva un vero e proprio disturbo mentale, cioè quando una problematica di natura psicologica risulta del tutto invalidante rispetto allo svolgimento della propria vita emotiva, relazionale e sociale.

Oggi invece ci si rivolge ad aiuti professionali anche nei casi di disagio, ovvero quando c’è una sofferenza, ma non una completa compromissione. Sempre più, inoltre, ci sono persone che saggiamente decidono di farsi seguire per essere aiutati con interventi di promozione del benessere.